Oggi voglio parlarvi di un concetto fondamentale quando si tratta di alimentazione e benessere: l’Indice Glicemico, o IG.

Magari ne avete già sentito parlare, ma cerchiamo di capire insieme cos’è e perché tenerlo d’occhio può davvero fare la differenza nella nostra vita quotidiana.

Immaginate l’IG come una sorta di “semaforo” che ci indica la velocità con cui gli alimenti contenenti carboidrati rilasciano zucchero nel nostro sangue.

Facciamo un paragone semplice: prendiamo come riferimento il glucosio puro o il pane bianco, a cui diamo un valore “massimo” di velocità. L’IG di un altro alimento ci dice quanto più o meno velocemente il suo zucchero entra in circolo rispetto a questo riferimento. Capire questa dinamica è un po’ come avere una mappa per navigare nel mondo dell’energia che traiamo dal cibo.

Indice glicemico alto o basso? Questione di ritmo

Quando mangiamo alimenti con un alto indice glicemico, pensate  ad esempio al pane bianco, ai biscotti, al riso bianco che accompagna tanti piatti, o a una bella porzione di patate bollite, il nostro corpo li digerisce e li assorbe rapidamente. Questo si traduce in un picco improvviso di glucosio nel sangue. Il nostro pancreas, si mette subito al lavoro producendo insulina per riportare i livelli di zucchero alla normalità. Spesso, però, questo calo è altrettanto rapido, lasciandoci magari con una sensazione di fame poco dopo e, a lungo andare, potrebbe anche favorire l’accumulo di qualche chilo di troppo.

IG indice glicemico

Dall’altra parte, ci sono gli alimenti con un basso indice glicemico. Qui parliamo di verdure colorate (escluse quelle troppo amidacee), di mele, di frutta secca, di legumi lenticchie o di avena integrale. Questi cibi sono ricchi di fibre, proteine o grassi che rallentano la digestione e l’assorbimento degli zuccheri. Il risultato è un aumento più dolce e graduale della glicemia, una risposta insulinica più tranquilla e un’energia che dura più a lungo, tenendoci sazi e attivi per più tempo.

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Perché preferire la “lentezza”? I benefici di un basso IG

Integrare nella nostra alimentazione quotidiana alimenti a basso indice glicemico non è solo una questione di tenere a bada la glicemia. La scienza ci dice che questa scelta può portare benefici ben più ampi. Ad esempio, una ricerca pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition ha messo in luce come un’alimentazione con un basso carico glicemico sia collegata a un minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Questo perché aiuta a mantenere la sensibilità all’insulina e a far lavorare meglio le cellule del nostro pancreas.

 

Inoltre, un’alimentazione “a basso ritmo” può essere una preziosa alleata anche per chi desidera tenere sotto controllo il peso. La sensazione di sazietà prolungata che questi cibi ci regalano, unita alla stabilità dei livelli di zucchero, può aiutarci a mangiare meno calorie complessivamente e a limitare l’accumulo di grasso. Un’alimentazione che tiene conto dell’IG non fa bene solo alla linea e all’energia, ma è un vero toccasana anche per il nostro sistema cardiovascolare. Mantenere stabili gli zuccheri nel sangue e ridurre l’infiammazione, spesso innescata da cibi ad alto IG, significa proteggere le nostre arterie e abbassare il rischio di problemi al cuore.

Come portare l’indice glicemico basso nella nostra tavola: consigli pratici

Iniziamo con i cereali. Proviamo a preferire sempre le versioni integrali di pane, pasta e riso. Contengono più fibre, in medi vanno consumate al giorno circa 30 gr di fibre. Fondamentali sono le verdura, soprattutto quella non amidacea. Broccoli, spinaci, insalata, zucchine. sono tesori di vitamine, minerali e fibre con un IG generalmente molto basso.

Anche la frutta ha il suo ruolo, ma scegliamola con un po’ di attenzione. Le mele, le pere, gli agrumi e i frutti di bosco sono ottime opzioni. Ricordiamoci che la fibra presente nella frutta intera aiuta a modulare l’assorbimento degli zuccheri.

Non dimentichiamoci dei legumi come lenticchie, ceci e fagioli. Sono una fantastica fonte di proteine e fibre, con un IG tendenzialmente basso.

Quando ci concediamo alimenti ad alto IG, cerchiamo di farlo con moderazione e sempre all’interno di un pasto bilanciato, magari accompagnandoli con una fonte di fibre, proteine o grassi “buoni”. Questo può aiutare a smorzare l’impatto sulla glicemia.

Anche il modo in cui cuciniamo può fare la differenza. Ad esempio, una patata bollita a lungo avrà un IG più alto rispetto a una cotta al vapore o al forno.

Infine, impariamo a leggere le etichette. Non focalizziamoci solo sugli zuccheri totali, ma cerchiamo anche la quantità di fibre presenti negli alimenti confezionati.

Ricordiamoci una cosa che l’Indice Glicemico non è un mostro! È semplicemente un modo per capire meglio come funziona il nostro corpo e come possiamo dargli l’energia migliore. Scegliere con un po’ più di attenzione cosa mettiamo nel piatto non è una punizione, anzi, è un atto d’amore verso noi stessi. Provate a fare qualche piccola sostituzione, iniziate ad ascoltare le sensazioni del vostro corpo e vedrete che stare bene, spesso, inizia proprio da scelte alimentari più consapevoli.

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